Fluorite ne abbiamo?

Fluorite ne abbiamo?

Dopo mesi, ma che dico? …anni! Mi ritrovo a scrivere ancora due righe riguardo strumenti a lenti di livello decisamente alto. L’occasione si è fatta golosa dopo che, con non pochi sacrifici di natura economica, mi sono procurato quelli che a mio giudizio considero tra i più belli, blasonati, performanti e un po vintage rifrattoti ad uso visuale di casa Takahashi. Gli altri soci EITSA, amici e compagni ormai di moltissime serate, sanno molto bene (e io no faccio nulla per nasconderlo) che sono un inguaribile Fan Boy Takahashi.

Conclusa questa breve introduzione passiamo subito ai due protagonisti: il bellissimo FS128 e il colossale FS152, rispettivamente 5 e 6 pollici di fluorite minerale come al giorno d’oggi ormai si trova solo in pochi e costosi strumenti.  Senza andare troppo per le lunghe diciamo subito che il mio target era il modello da 128 mm e purtroppo o per fortuna  il 152 mm è saltato fuori un pò per caso (la colpa in realtà è del carissimo amico Sandro). Sto usando questi  “cannoni” già da qualche mese, ma ieri sera (siamo al 15 aprile 2020 ancora in piena emergenza “CoronaVirus”) gli ho montati fianco a fianco nel piazzale di casa.

Complice un buon cielo sia come trasparenza che come seeing sono riuscito a fare diverse considerazioni sulle performance di entrambi gli strumenti. Diciamo subito che il più piccolo FS128 è ovviamente più leggero, più maneggevole e si adatta alla temperatura molto più in fretta; infatti nei primi minuti di osservazione, mentre aspettavo anche che gli occhi si adattassero bene all’oscurità, ho puntato Venere e qualche stella doppia “facile” (luminose e larghe) e le immagini che offriva il 128 erano veramente nitide e ferme; il 152 al contrario si percepiva che aveva bisogno ancora di tempo per andare in temperatura perché le immagini erano leggermente meno “secche”. Passando poi velocemente alla visione di oggetti deboli del così detto profondo cielo (deepsky) i 6 pollici del cannone oversize, la differenza la fanno e si vede… Il primo oggetto debole puntato è la cometa Atlas Y4 grandemente attesa e fortemente pubblicizzata quanto deludente per via della disintegrazione del nucleo che non la porterà a superare la visibilità ad occhio nudo, in ogni caso l’astro chiomato appariva come un debole alone di luce allungato senza particolare condensazione verso il centro e innegabilmente più facile da osservare nel 152 mm. 

Osservo poi in rapida successione una serie di famose e facili galassie alternando la visione dal 128 al 152 e utilizzando come oculari principalmente l’Ethos 13 mm e 6 mm:

“Le Orse” (M81 e  M82) non molto differente la visione, M82 nello strumento più grosso evidenzia un po meglio la banda nera di polveri che la attraversa in diagonale.

“Tripletto del Leone” (M65-M66-NGC3628) anche qui la differenza si vede solo sulla debole NGC3628 che risulta un filino più facile da vedere nel 152.

Gruppo della galassia “Balena” (NGC 4631 e NGC4656) decisamente più visibile nel 152 la piccola 4656 che mostra la forma allungata e “uncinata”.

A questo punto passo ad altri tipi di oggetti, ovvero un paio di ammassi globulari e qui la grande lente da 152 mm in fluorite fa forse più differenza: 

M3 appare decisamente bello e con moltissime stelline già nel “piccolo” 128, nel 152 è più risolto con molte più stelle visibili.

Lo stesso vale per il debole M53, poche stelle risolte nel 128 e molte di più nel 152.

Finisco questa breve successione di oggetti ben conosciuti e che ogni buon astrofilo ha sicuramente osservato più volte, con un oggetto invece poco noto ma decisamente interessante e visibile in questo periodo perché relativamente basso sull’orizzonte. Si tratta della nebulosa planetaria NGC 3242 (conosciuta anche con il nome “il fantasma di Giove”) nella costellazione dell’Idra. Brillante e ben visibile nel 128, decisamente meglio nel 152 dove, forzano gli ingrandimenti a oltre 300x si notavano diversi dettagli: l’alone esterno, il secondo anello interno più luminoso nella parte sud e ovviamente la stella centrale. Un oggetto che raccomando vivamente di cercare nel cielo primaverile.

A questo punto con gli strumenti ormai ben acclimatati alla temperatura della notte decido di fare dei test un po più severi su stelle multiple deboli e “strette”. La bella tripla Zeta Cancri (STF1196) con le componenti A e B rispettivamente di magnitudine 5.30 e 6.25 separate da 1,14 secondi d’arco: la visone nel FS128 è da manuale con figure di diffrazione a 350X ben definite e “pulite” con dischi di Airy a contatto e il primo anello appena visibile, nel FS152 la visone è leggermente più disturbata dalla turbolenza atmosferica che restituisce delle figure di diffrazione più vibranti e con il primo anello più luminoso e instabile; insomma una visione leggermente meno definita anche se a tratti (nei momenti di maggior calma del seeing) le due componenti erano meglio risolte perché sembrava di vedere uno  “stacco nero” tra i due dischi di Airy. Per finire Iota Leonis (STF1536) la cui stella principale è di magnitudine 4.06 e la secondaria molto più debole di 6.71 disposta a 2,2 secondi di distanza angolare. Anche in questo caso nel FS128 la visone era “stabile e pulita” con la debole stella secondaria ben visibile, mentre nel 152 la secondaria era si più evidente, ma l’immagine in generale più tremolante.

Cosa si evince dunque da tutto questo? Ovviamente che il diametro dell’obiettivo di un telescopio fa sempre la differenza, tanto più a parità di qualità ottica. Dunque più grande è sempre meglio? Non è così semplice perché bisogna tener conto di molti altri aspetti: come ho detto in apertura di articolo il 152 è molto (ma molto) più scomodo, pesante, lungo, quasi difficile da maneggiare per una persona da sola; il fratello minore da 128 mm, nonostante il diametro del tubo sia simile (145 mm contro 155) è decisamente più corto e leggero (merito anche del focheggiatore diverso: 2,7″ contro un grosso 4″), in buona sostanza tutto più semplice e veloce. Se poi parliamo di prezzo… beh meglio non parlarne perché è decisamente a sfavore dello strumento più grosso.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

In definitiva dunque quali considerazioni possiamo trarne? Il modello da 128 mm è uno strumento eccezionale perché unisce una notevole potenza ottica ad un prezzo alto (si parla solo di strumenti usati ovviamente perché non più in produzione), ma accettabile per un appassionato “impegnato” e non è poi così raro trovarne uno sul mercato. Il possente 152 mm è invece “fuori scala” su tutti i fronti: introvabile, costosissimo, oltre che come detto pesante, grosso, lungo, ecc… ovvio che fa vedere la sua potenza soprattutto nel deepsky dove tra i rifrattori penso abbia pochi rivali per uso visuale. Ovviamente con lo stesso investimento di denaro si compra uno strumento a specchio molto più grande che fa “vedere di più” …ma questo è un discorso a parte che non affronteremo. In sostanza uno strumento per certi versi “assoluto” anche dal punto di vista collezionistico proprio perché raro. Se dovessi per qualche motivo decidere di tenerne solo uno (e spero di non dover mai affrontare questa scelta) sarebbe sicuramente il 128 perché a fronte di prestazioni solo leggermente inferiori è un connubio di maneggevolezza, praticità e eleganza veramente azzeccato. 

Con queste poche righe, sperando di non aver annoiato i nostri lettori, volevo condividere la mia esperienza con questi due rifrattori vintage ma ancora al TOP nel settore visuale del astronomia amatoriale. Resto in trepidante attesa della grande opposizione di Marte del settembre prossimo e spero proprio che questi due strumenti riescano a darmi delle belle soddisfazioni, emergenza sanitaria permettendo, da condividere con gli amici di EITSA e tutti gli appassionati e curiosi che ci capiterà di incontrare sotto le stelle.

Cieli sereni a tutti!

 

Roby

 

 

 

 

 

 

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